Europarlamentarie, voti dimezzati e tanti no per varare le liste M5S. L’ombra di un’inchiesta

Pubblicato lunedì, 15 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Per i falchi del Movimento e per una parte dei candidati doveva essere un voto «politico» sulla leadership di Luigi Di Maio. Il terzo turno delle Europarlamentarie Cinque Stelle, quello dedicato alla ratifica della selezione delle capilista indicate dal leader M5S, non è una sfida all’Ok Corral a colpi di clic ma poco ci manca. Alla fine prevale nel braccio di ferro il vicepremier: le sue scelte vengono approvate dalla base (che sul blog si è lamentata per i problemi con il voto e della opportunità politica di indicare i capilista). Ma l’esito del voto fotografa una situazione fragile. I votanti sono passati dai 37mila del primo turno ai 32mila del secondo fino ad arrivare ai 20mila del terzo (nel complesso 12.909 i voti favorevoli e 7.632 quelli contrari). Le attese della vigilia, all’interno del Movimento, erano per una affluenza intorno ai 25 mila clic. Un dimezzamento quasi rispetto alla prima consultazione che ha rischiato di avere ripercussioni anche sulla ratifica di qualche capolista. Nelle Isole l’amministratore delegato di Olidata, Alessandra Todde, la spunta per soli 388 voti. Al Sud la docente Chiara Maria Gemma riceve oltre 2169 no (record negativo), ma riesce a passare il turno con 3468 sì.
Non solo. I 2822 voti nel Nord-Est segnano il punto più basso nelle circoscrizioni del Movimento, indicando la zona a trazione leghista come il possibile tallone d’Achille dei pentastellati alle prossime Europee. Non a caso in cima alle liste in quella circoscrizione ci sarà la giornalista Sabrina Pignedoli, che viene dall’Emilia Romagna, territorio in cui Il Movimento ha radici più profonde (anche storicamente) che nel resto della circoscrizione. Nel Centro Italia passa Daniela Rondinelli, mentre nel Nord-Ovest si apre il caso di Mariangela Danzì. La neo-capolista è finita nel mirino in seguito a una indagine dalla procura della Repubblica di Brindisi per un intervento eseguito dall’Autorità di Sistema Portuale per delimitare il circuito doganale. Si tratta di un reato che non rientra nella «black list» dei reati M5S e i pentastellati definiscono il coinvolgimento della capolista come «irrilevante». I fatti si riferiscono a quando Danzì era sub commissario prefettizio di Brindisi. La candidata al momento non avrebbe ricevuto informazioni di garanzia, ma il suo nome è contenuto in un invito a comparire destinato a un altro indagato, il dirigente comunale Fabio Lacinio.



All’interno del Movimento il clima è infuocato. A partire dagli attivisti. «Il livello di tensione è tra i più alti degli ultimi mesi», dice un pentastellato. Ma Di Maio decide di testare il placet alle sue decisioni. Già di prima mattina chiarisce in un post la sua linea: «I capilista, secondo il regolamento, devo sceglierli io come capo politico e ho deciso di mettere a disposizione il posto di capilista nelle 5 circoscrizioni in tutta Italia per eccellenze di vari ambiti del nostro Paese». L’esito gli dà ragione, ma apre nuovi fronti, che probabilmente sfoceranno nel dibattito sulla scelta della nuova struttura dei Cinque Stelle. C’è chi dice: «Dobbiamo comprendere quali siano gli equilibri e i meccanismi che possono giovare di più al Movimento». L’ala movimentista attende. Beppe Grillo è impegnato in Giappone e dall’Oriente torna a far sentire la sua voce. In una conferenza alla Camera Alta del Parlamento giapponese dove ha parlato di democrazia diretta il garante punge: «Come vedete, la rivoluzione oggi in Italia la fa un uomo di settant’anni». E ironizza: in Giappone «non ho visto spazzatura. Dovete venire in Italia a fare un corso di spazzatura». Poi parla del Movimento. «Siamo passati dall’essere un partito di opposizione, di grido contro la politica a trovarci a farla la politica, una politica nuova. E adesso, in setto otto mesi, stiamo portando a casa dei risultati straordinari», dice.

Tag: #Politica

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