Doping, così truccavano  il sangue gli sciatori indagati

Pubblicato giovedì, 21 marzo 2019 ‐ Corriere.it

L’unico caso del passato assimilabile (la spagnola Operación Puerto) si trascina da 14 anni nei tribunali e sui giornali senza che ancora si siano dati dei nomi (presumibilmente illustri) a molte delle sacche di sangue che la Guardia Civil recuperò nel 2006 nel laboratorio madrileno dei dottori Fuentes e Merino. Con l’Operazione Salasso (Aderlass, in tedesco) scattata a fine febbraio ai Mondiali di sci nordico di Seefeld, in Austria, la tempistica pare molto diversa. Nove tra atleti e dopatori in carcere da un mese, ampie confessioni già ottenute, attribuzione certa di almeno ventuno delle centinaia di sacche di sangue rivenute nel laboratorio del dottor Mark Schmidt, a Erfurt, in Germania, come ha rivelato mercoledì in conferenza stampa Kai Greber, procuratore generale della Baviera.
Tempistica rapida merito delle severe leggi antidoping austriache (si rischiano fino a 10 anni di carcere per truffa e attentato alla salute) e tedesche e del grande lavoro investigativo internazionale svolto a monte del blitz che ha permesso di mettere il dottor Schmidt (ex medico del ciclismo tra i professionisti nella Gerolsteiner) e almeno quattro suoi collaboratori, tra cui i genitori, con le spalle al muro. Rispetto all’Operación Puerto — tra i pochi atleti smascherati ci furono il nostro Ivan Basso e l’attuale campione del mondo ciclismo Alejandro Valverde — vi sono similitudini e differenze.


Resta costante la metodologia: prelevare del sangue agli atleti nei momenti in cui questo è ricco di globuli rossi (a riposo, in altura), congelarlo e poi reinfonderlo nei momenti di bisogno per «potenziare» il motore. A differenza del caso spagnolo, qui la reinfusione avveniva a ridosso o addirittura poche ore prima della corsa, come dimostrato a Seefeld dal fondista Max Hauke, beccato con l’ago in vena quattro ore prima della 15 chilometri a tecnica classica. Pare certo che un «centro di dopaggio» fosse allestito a Kona, nelle Hawaii, al celebre Ironman di triathlon, mentre un altro era in piedi lo scorso dicembre alla prova di apertura della stagione mondiale 2018/2019 del fondo a Lillehammer, in Norvegia, dove Schmidt aveva affittato una villa con affaccio sulle piste. Dettagli che rivelano come dopatori e atleti fossero assolutamente certi che la pratica (ovviamente proibita dal Codice Antidoping) non potesse essere rivelata dai controlli tradizionali e nemmeno da quel passaporto biologico che dovrebbe smascherare ogni minima variazione sospetta del profilo ematico.
Il network del caso austriaco è articolato. Prelievi e infusioni venivano effettuati in una decina di nazioni (tra cui l’Italia) e quindi le sacche giravano l’Europa tramite corrieri o portate dagli stessi atleti, praticanti sei diverse discipline olimpiche. Le foto mostrate dal procuratore Greber in conferenza stampa a Monaco dimostrano come raccolta, stoccaggio e conservazione del sangue avvenissero con modalità e in condizioni igieniche precarie, con gravi rischi per la salute degli atleti, che quasi sempre erano addestrati ad effettuare da soli una pratica ospedaliera pericolosissima se non effettuata in ambienti sterili da personale esperto. Ricordiamo che nel 2011 il ciclista Riccardo Riccò rischiò la vita per un’infezione contratta tramite una trasfusione omologa effettuata nel garage di casa.
Altra differenza tra Spagna e Austria, raccontata a Le Monde da Oliver Niggli, responsabile scientifico dell’agenzia mondiale antidoping, il «volume» delle trasfusione. Gli atleti non usavano solo le sacche classiche da 450 ml (quelle ospedaliere) ma anche mini sacche veterinarie da 50/75 ml per «rabbocchi» a ridosso delle competizioni. Si parla anche di mega infusioni di 800 ml nei periodi di allenamento pesante. Confessioni a parte, l’Operazione Aderlass proseguirà adesso a livello di agenzia mondiale antidoping, federazioni sportive nazionali e internazionali e organi inquirenti nazionali nei paesi in cui (come l’Italia) il doping è anche reato penale. Le carte di Schmidt e le 1.200 mail scambiate con gli atleti oltre ai test del Dna dovrebbero permettere di identificare e punire gli atleti coinvolti in tempi rapidi. Su come invece il passaporto biologico si possa adeguare per smascherare chi «trucca» il sangue restano molti punti interrogativi.

Tag: #Sport

Altri articoli pubblicati da Corriere.it

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Le fiamme sono divampate alle 23. Poi in un attimo si sono propagate a tutta l’ex baraccopoli in via Collatina Vecchia, nella zona di Colli Aniene. E una densa nube con un odore insopportabile di rifiuti bruciati si è alzata su tutta la periferia est...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Mai visto un Dio così. «Miracle Workers», la nuova serie comedy in onda su Italia1 prodotta da Lorne Michaels, è un’operazione divertente e dissacrante allo stesso tempo, un tentativo curioso di raccontare l’onnipotente in modalità del tutto...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Una lunga conversazione tra l’imprenditore Paolo Arata e suo figlio Francesco captata dagli investigatori della Dia nel dicembre 2018 grazie a una “cimice” inserita nel telefonino. Su questa intercettazione – trasmessa per competenza dai...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Potrebbero giocarsi la vittoria sfidandosi nella loro specialità, il mezzofondo. Ma a mettere insieme la mole di accuse, repliche, insinuazioni, minacce di querela, richieste di danni e persino vecchie storie emerse con un tempismo perfetto (o sospetto, ...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Stavolta ci si gioca il tutto per tutto. A Baku, dove domenica si correrà il Gp dell’Azerbaigian, la Ferrari punta solo alla vittoria. Un nuovo k.o. avrebbe infatti risultati disastrosi in termini di punteggio e morale sul prosieguo del Mondiale. Se...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Stranieri irregolari in Italia, quanti sono davvero? «Il ministero dell’Interno ha i dati aggiornati in tempo reale. Gli altri possono giocare a lotto, ma i numeri dicono questo», ribadisce Matteo Salvini che anche nel giorno della Liberazione...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

TORINO I sogni volano, Neymar anche. L’attaccante brasiliano del Psg, di solito, viaggia con un jet privato. Come quello atterrato ieri sulla pista dell’aeroporto di Torino-Caselle. Neymar da Silva Santos Junior, 27 anni, numero 10 del club campione...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

MILANO Lui non se ne vuole andare, il club non lo vuole svendere e, soprattutto, non ha ricevuto offerte. Mauro Icardi non ha intenzione di lasciare l’Inter. È convinto che la sua storia in nerazzurro non sia affatto finita, lo ha fatto capire alla...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

MILANO La lunga notte del Diavolo. Smarrito, svuotato, impaurito. E spalle al muro: polverizzato anche il terzo obiettivo stagionale su quattro — dopo Europa League e Supercoppa italiana, l’addio alla Coppa Italia con la Juve ormai fuori dai giochi...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Sarà l’Atalanta di Gian Piero Gasperini a giocarsi, il 15 maggio a Roma contro la Lazio, la finale di Coppa Italia. Dopo il 3-3 dell’andata a Firenze, i bergamaschi vincono 2-1 nel ritorno con la Fiorentina e staccano il pass per la finale. Subito...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

«Il bambino piangeva, e lui gli ha dato due schiaffi». Donatella Di Bona lo racconta nella sua confessione davanti al pm e ai carabinieri. Accusa l’amante Nicola Feroleto di aver assistito senza fare nulla mentre lei strangolava il piccolo Gabriel...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Il sommo Michelangelo, poco prima di congedarsi dal mondo, diede alle fiamme la maggior parte dei suoi schizzi. Non voleva che i Medici ne venissero in possesso. Gerhard Richter, che probabilmente è il più grande pittore vivente e per nostra fortuna è ...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

«Solo lui può dare / Dare del tu al mare». Gino Paoli lo descrive così, con i versi che gli ha dedicato dieci anni fa nella canzone «Il marinaio». E uomo di mare Giulio Frezza lo era davvero. Subacqueo, velista, skipper «con una cima per legarsi...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

ROMA Ogni 25 aprile Annita lo celebrava nello stesso modo. In piedi davanti alla lapide dei martiri di Pietralata, vittime della retata nazista del 1943. Suo papà Crispino fu uno dei deportati della borgata, rinchiuso prima a Regina Coeli e poi spedito...

Pubblicato giovedì, 25 aprile 2019 ‐ Corriere.it

Ci sono sessanta persone, nel nostro Paese, che hanno avuto la certezza matematica di essere criminali sfortunati, ammesso che nel loro caso si possa parlare di sfortuna. Sfortunati perché sono stati smascherati come autori di un reato grazie alla...