Chi fa più tamponi? Ecco la mappa delle Regioni che controllano meglio

Pubblicato domenica, 24 maggio 2020 ‐ Corriere.it

Il (maledetto) virus lo trovi se lo cerchi bene. E solo così puoi proteggere al meglio la popolazione della tua Regione, evitando anche che gli asintomatici diffondano il contagio. All’avvio della «Fase 2», chi davvero in Italia lo sta cercando, al di là dei bollettini quotidiani, dove ciascuno può dare ai numeri l’interpretazione che gli conviene? E chi può avere interesse a non trovare troppi casi che poi influenzano l’Rt , con conseguenti ricadute su chiusure e riaperture? Insieme con il Veneto, preso a modello a livello internazionale, troviamo a sorpresa, Umbria, Basilicata, Friuli: sono tra le Regioni che stanno monitorando con più accuratezza il coronavirus tra i propri abitanti. Certo, l’incidenza del Covid 19 è infinitamente diversa rispetto alla Lombardia, dunque la macchina della sorveglianza è meno oberata. Ma le situazioni sono molteplici: Valle d’Aosta e provincia di Trento, in proporzione ai cittadini, fanno quasi tre volte più tamponi rispetto all’Emilia-Romagna. Al contrario Lombardia, Liguria e Piemonte continuano ad avere un livello di ricerca ( testing ) piuttosto basso: in rapporto al numero di abitanti, le tre Regioni fanno tamponi appena sopra alla media nazionale, ma scoprono il triplo dei malati. Quanti sarebbero, allora, se riuscissero a cercarli su una fascia più ampia di popolazione?
L’entrata in «Fase 2».
Il grafico in questa pagina, che permette di valutare l’attuale livello di ricerca del virus delle Regioni, è stato elaborato dagli esperti della Fondazione Gimbe per il Corriere della Sera . Il periodo di riferimento è tra il 22 aprile e il 20 maggio, il passaggio dal lockdown alla «Fase 2». Bisogna concentrare l’attenzione su tre dati: quanti tamponi «diagnostici» al giorno ogni 100 mila abitanti (i tamponi «diagnostici» sono i primi, quelli che servono a scoprire se una persona è infetta o no, escludendo i successivi di controllo); quanti «positivi» vengono scoperti (sempre per 100 mila abitanti), e infine la percentuale di tamponi «positivi» sul totale.



I quadranti
Incrociando i dati, le Regioni vengono collocate in quadranti: il primo è quello delle più virtuose, con numero di tamponi sopra la media italiana e numero di nuovi malati ben sotto la media. Tradotto: quelle Regioni cercano tanto il virus e lo trovano poco, dunque la bassa circolazione del Covid 19 è in qualche modo garantita da una vasta lente di ricerca. Umbria e Basilicata, ad esempio, nel periodo di riferimento hanno fatto 2.700-2.800 tamponi e hanno trovato solo 8 «positivi» (sempre su 100 mila abitanti). Nel secondo quadrante si posizionano invece le Regioni con tamponi sotto la media ma anche «positivi» sotto la media: trovano pochi malati, ma li cercano anche poco. Dunque, può restare il dubbio che circoli più virus di quello che viene intercettato.
Tamponi e ospedali
Puglia e Campania, ad esempio, hanno scoperto solo 19 e 10 «positivi» per 100 mila abitanti, tra il 22 aprile e il 20 maggio, ma hanno fatto anche meno di 600 tamponi. Riflette Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «Il rischio è che il sistema non stia cercando abbastanza i casi e quindi non intercetti i malati asintomatici o con pochi sintomi».
Fare pochi tamponi potrebbe essere una strategia opportunistica (e rischiosa): tenere il numero di casi ufficiali basso e non andare a cercare gli asintomatici, col pericolo che poi il sommerso riemerga in ospedale, all’improvviso, coi ricoveri. Dunque il vero tema è: quali Regioni stanno cercando il virus in maniera approfondita ed efficace? Per certe Regioni come la Lombardia con un elevato numero di casi, il tracciamento dei contatti dei «positivi» può diventare problematico (anche se da giorni il numero di tamponi è in crescita), ma per uno screening profondo e capillare non c’è altra strada. Nel terzo quadrante (il quarto è vuoto), si trovano Piemonte e Lombardia, più la Liguria e l’Emilia-Romagna, che fanno tamponi in media col resto d’Italia ma trovano più «positivi». «Vista l’incidenza dei nuovi casi, è auspicabile - ribadisce Cartabellotta - che queste Regioni aumentino la propria capacità di effettuare tamponi». La strategia può essere attendista (aspetto i ricoveri) o interventista (con testing massiccio e isolamento dei contatti): «Ma sarebbe almeno opportuno conoscere davvero qual è la scelta fatta da ciascuna Regione. Come atto di trasparenza verso i cittadini».

Tag: #Milano #Cronaca

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