Attivista fa il dito medio a Erdogan, la scorta lo attaccaGuarda il video

Pubblicato venerdì, 24 gennaio 2020 ‐ Corriere.it

Una mezza crisi diplomatica oscura l’odierna visita di Angela Merkel in Turchia, dove la cancelliera tedesca incontra il presidente Recep Tayyip Erdogan. Domenica scorsa, mentre la colonna di auto del leader anatolico stava arrivando in ritardo alla Conferenza sulla Libia a Berlino, un agente della sua guardia del corpo è saltato fuori da un Suv e ha aggredito un passante, strattonandolo e colpendolo con violenza. Secondo i bodyguard turchi, il giovane avrebbe mostrato il dito medio all’indirizzo di Erdogan, mentre passava la sua limousine.
Andrea Knynast, un giornalista della ZDF, una delle reti pubbliche tedesche, ha girato un video a titolo personale, postandolo sulla rete dov’è diventato virale con centinaia di migliaia di visualizzazioni, nel quale però non si vede il gesto del «vaffa», ma solo il poliziotto che salta fuori dall’auto e si avventa sul dimostrante.
La polemica è esplosa in modo fragoroso, anche perché la polizia tedesca ha subito richiamato all’ordine la sicurezza turca. «Qui da noi c’è libertà di espressione, queste cose non potete farle», ha urlato un ufficiale della polizia federale. Secondo il deputato verde, Cem Ozdemir, la cancelliera oggi dovrebbe protestare duramente con Erdogan per l’episodio, chiedendo delle scuse. «Sono comportamenti vergognosi e il governo tedesco non dovrebbe tollerarli. Ma non dovrebbe neppure essere così subordinato a Erdogan, facendosi di fatto ricattare sulla questione dei rifugiati». Erdogan riceve dall’Unione europea 3 miliardi di euro l’anno, per gestire i milioni di profughi siriani presenti sul territorio turco.
Non è la prima volta che le guardie del corpo del presidente turco si distinguono per i loro metodi rudi e violenti. Hanno fatto il giro del mondo le immagini del maggio 2017, quando a Washington la sicurezza di Erdogan picchiò selvaggiamente dei curdi che manifestavano in modo pacifico contro la visita. La polizia americana addirittura arrestò due dei bodyguard, che poi però furono rilasciati e poterono lasciare gli Stati Uniti con l’aereo presidenziale. Erdogan giustificò l’accaduto, dicendo che i dimostranti erano dei «terroristi» e definendo uno «scandalo» non la violenza, ma l’arresto dei suoi scherani.
Incidenti simili sono successi alle Nazioni Unite e in Belgio, dove i giannizzeri turchi sono venuti alle mani con le security interne, o in Polonia dove strapparono di mano dei cartelli di protesta a dei manifestanti, e ancora in Ecuador, dove picchiarono alcuni curdi e ruppero il setto nasale a un deputato ecuadoregno che dimostrava con loro. L’episodio di Berlino è destinato però ad avere delle conseguenze. Non tanto sul piano politico, perché il governo tedesco ha deciso di dare poca importanza all’episodio: «Non possiamo valutarlo unicamente sulla base di un breve video», ha detto ieri un portavoce della cancelleria. Quanto su quello legale, perché secondo informazioni della Bild le autorità turche avrebbero presentato denuncia per «vilipendio» contro ignoti. Da parte sua, la polizia tedesca ha denunciato gli agenti turchi per «tentate lesioni personali».

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