Applicazioni e algoritmi, l’amore al tempo della privacy

Pubblicato venerdì, 14 febbraio 2020 ‐ Corriere.it

Sono le due di notte. Sei nascosto o nascosta sotto il piumone, con la luce spenta. A illuminarti il volto solo lo schermo dello smartphone. Stai rispondendo a domande che spesso non hai il coraggio di porre a neanche a te stesso/a perché vuoi fare qualsiasi cosa per trovare una persona con cui passare qualche ora (o di più) piacevole. Ci siete solo tu e la piattaforma che ti separa dall’incontro perfetto. O no?
Le app e i siti di dating sono ormai parte del nostro quotidiano. C’è un dato della Business School dell’Imperial College di Londra (l’intera ricerca è stata condotta nel Regno Unito e commissionata da un sito di incontri) che dà bene l’idea della dimensione del fenomeno: tra diciassette anni, nel 2037, la metà dei bambini sarà stata concepita da coppie che si sono conosciute in Rete. Più difficile, invece, quantificare la consapevolezza delle persone del fatto che un gesto intimo come l’approccio a un partner del sesso opposto o preferito si sia trasferito in buona parte in una dimensione pubblica. E che la rivoluzione dello «swipe» (il gesto di far scorrere sullo schermo i volti e i profili per sceglierne uno) viaggi in parallelo all’esplosione dell’economia dei dati: per esempio, Tinder è arrivato nel 2012 e nei sette anni successivi il valore del mercato della pubblicità online negli Usa è passato da 37 a 129 miliardi di dollari.



Qualcosa che prima era confinato solo nei nostri pensieri, nelle confidenze fatte agli amici o nel perimetro di uffici o locali adesso è in parte affidato ad aziende i cui affilati algoritmi ci promettono l’anima - o la nottata - gemella e non sempre si comportano correttamente. I rischi li ha evidenziati un rapporto norvegese diffuso a metà gennaio, secondo cui applicazioni come Tinder, Grindr od OkCupid hanno condiviso informazioni sensibili dei loro utenti come la posizione precisa o la risposta a domande personali — «Hai mai usato droghe psichedeliche?» — con società di pubblicità e marketing, in grado poi di indirizzare le sponsorizzazioni. A confermare le preoccupazioni è stata l’autorità irlandese per la protezione dei dati (Dpc), che ha il compito di far rispettare il Regolamento europeo per la privacy e ha ordinato un’ispezione nella sede di Facebook Irlanda per raccogliere documenti e informazioni su Dating, la funzione del social network di Mark Zuckerberg che avrebbe dovuto debuttare ieri, in occasione della settimana di San Valentino. Non accadrà, perché Facebook ha rinviato il lancio a data da destinarsi per prendersi «un po’ più di tempo» per assicurarsi «che il prodotto sia pronto per il mercato europeo». Al Corriere la Dpc ha spiegato di essere attualmente impegnata nell’analisi dei «documenti raccolti nella sede di Facebook Irlanda che includono una valutazione dell’impatto (dell’app, ndr) sulla protezione dei dati e altro materiale che stiamo continuando a esaminare». L’autorità ha inoltre «inviato altre domande a Facebook» e «sta aspettando una risposta».
«Facebook potrebbe essere già in possesso di dati sensibili, come quelli sulle preferenze sessuali, ma al momento l’inserimento da parte dell’utente è facoltativo. Al contrario, a un servizio di dating è associato a un livello di profilazione molto profondo: bisogna capire come queste informazioni delicate vengono utilizzate (si sa che ci sarà un ponte con Instagram, ad esempio, ndr ), con quali finalità e come vengono protette», spiega l’avvocato Ernesto Belisario. Incalza Marisa Marraffino, anche lei avvocata, «esistono persino app, come DigiD8, che chiedono di inviare un campione di saliva per trovare il partner adatto in base al Dna. Il dating piace a tutti e non va demonizzato, ma servono attenzione e consapevolezza». Marvi Santamaria, blogger e autrice del libro Tinder and the city , sottolinea come, smartphone alla mano e piumone sulla testa, i maggiori timori non siano legati «alla fine che faranno i dati personali ma alla paura di imbattersi in profili falsi o automatici e di diventare vittima di una truffa». Uno spunto in più su cui riflettere, dunque, mentre si fa scorrere il polpastrello e ci espone inevitabilmente all’occhio degli algoritmi.

Tag: #Tecnologia

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