Antonietta Longo, la decapitata del lago. «Uccisa due volte nell’Italia maschilista degli anni ‘50» | Video

Pubblicato domenica, 16 febbraio 2020 ‐ Corriere.it

«Zia Antonietta era una semplice cameriera, ingenua e sprovveduta. La ricostruzione prevalente fu questa: era rimasta incinta e il futuro padre le aveva promesso di portarla all’altare...»
Ma lei scopre che lui è sposato e si arrabbia. O lui ci ripensa. E indossa i panni di un killer spietato...
«Queste furono due ipotesi, ma ritengo sia andata diversamente. Si volle coprire uno scandalo ancora più grave. Di certo zia Ninetta non meritava una fine tanto orrenda. Né prima, quando le mozzarono la testa e strapparono le ovaie, né dopo, quando la stampa prese a dipingerla come una poco di buono».



Era l’Italia misogina degli anni ‘50: le donne non potevano entrare in magistratura e l’adulterio femminile era considerato un reato, punibile con due anni di carcere. Lei pensa a una regia per salvare l’assassino?
«L’inchiesta fu caratterizzata da ritardi e depistaggi continui. Ugo Macera, superpoliziotto dell’epoca, promise a mia nonna che avrebbe catturato l’assassino in breve tempo, ma a un certo punto iniziò a brancolare nel buio, a fermare uomini alla cieca: un macellaio, un chirurgo, un falso conte. Perché? A pensar male, diceva qualcuno...»
Cesare Gasparri, datore di lavoro di Antonietta LongoLa decapitata del lago: così la ribattezzarono giornali e rotocalchi. Sono passati quasi 65 anni ma a Mascalucia, in provincia di Catania, non l’hanno dimenticata: la sua fine è entrata tra le leggende locali e il nipote, Giuseppe Reina, la cui nonna, Grazia, era sorella della defunta, sta lavorando a un progetto che ne riabiliti la memoria. Un cortometraggio, forse un film. La sceneggiatura, presa dalla realtà, è già scritta. Da brividi: Antonietta Longo, nata nel 1925, scappata dalla miseria più nera sulle pendici dell’Etna per cercare fortuna a Roma, dove lavorava come domestica nella famiglia di Cesare Gasparri, funzionario del ministero dell’Agricoltura, il 10 luglio 1955 fu trovata morta sulla riva del lago di Castel Gandolfo da un meccanico e un sagrestano, talmente spaventati da aspettare due giorni prima di dare l’allarme. Aveva 30 anni, aspettava un bambino. Scena choc: nuda, il corpo trafitto da 13 coltellate, il pube mutilato e coperto da un paio di pagine del Messaggero. La testa mancante.
Antonietta LongoNinetta, come la chiamavano in famiglia, era scomparsa dal 1° luglio: aveva lasciato la casa signorile di via Poggio Catino, al quartiere Africano, dove prestava servizio da sei anni, e fatto una telefonata dal bar a un certo Antonio, componendo un numero che cominciava per 7. Forse aveva dormito da lui, il fidanzato segreto. In zona Appio o Tuscolano, stando alla prima cifra. Nei giorni precedenti aveva ritirato tutti i suoi risparmi dall’ufficio postale di piazza San Silvestro (231 mila lire), acquistato un grazioso vestitino blu (per 6.900 lire) da Mases, in piazza Sant’Emerenziana, lasciato due valigie contenenti abiti e biancheria intima al deposito bagagli della stazione Termini, come in vista di un viaggio di nozze. Poi aveva scritto alle due sorelle, a Mascalucia, dicendo che era felice, amava un uomo e presto avrebbe dato loro un nipotino. Solo illusioni. La lettera arriverà a scempio compiuto, nei giorni in cui il lago era solcato da barche con a bordo ufficiali in divisa e la boscaglia perlustrata metro per metro, in cerca del macabro pezzo mancante.«Una cosa possiamo darla per certa - afferma Giuseppe Reina, curatore della pagina Fb “Mascalucia Doc” - la testa non era e non è in fondo al lago. Su questo non v’è dubbio».
Spieghi meglio. Perché?
«Gente capace di quella crudeltà e freddezza non butta in acqua la prova di un crimine orribile, la testa di una donna, rischiando che venga a galla subito dopo. L’assassino deve averla distrutta. Però commise un errore».
L’orologio.
«Esatto. Mio padre Orazio tempo prima aveva regalato a zia Ninetta un orologino marca Zeus che fu trovato al polso della salma. L’assassino si dimenticò di toglierlo, oppure pensò fosse un oggetto comune. Invece non lo era. Papà, che oggi ha 90 anni ed è l’unico testimone vivente, fu convocato in questura a Catania: gli misero davanti tanti modelli diversi e lui lo riconobbe all’istante».
Qual è il ritratto autentico di sua prozia Antonietta?
«Una ragazza semplice che ebbe il coraggio di lasciare il nostro paesino qui in Sicilia, sperando in una vita migliore. Seria, determinata. Lavorava sempre e una volta a settimana si concedeva lo sfizio di andare a spasso con le amiche, o a ballare. Questo facevano le ragazze del tempo: sognavano un marito! Lei a 30 anni non l’aveva ancora trovato. I suoi amori di cui parlò la stampa erano platonici o delusioni, disillusioni».
La lettera spedita a Mascalucia dimostra che fu un misterioso fidanzato, spaventato dalla gravidanza, a ucciderla e occultare le prove?
«Attenzione. La lettera fu subito sequestrata dalla polizia. I giornali, in un’Italia arretrata e maschilista, ci ricamarono sopra senza neanche averla vista. Non è certo che annunciasse il suo matrimonio. Vorrei tanto leggerla. La sto cercando. Secondo punto: la mutilazione ai genitali, con l’asportazione delle ovaie, riconduce indubbiamente al movente. Un uomo fuori di sé, che tenta di cancellare la gravidanza, fonte di gravissimo scandalo».
Cosa ritiene sia accaduto?
«Mi sono fatto un’idea leggendo decine di articoli e gli atti che sono riuscito a recuperare. La soluzione del giallo potrebbe essere tra le righe di un’intervista rilasciata da un’amica cameriera, una certa Lina Federico, al periodico Realtà illustrata, uscita nel settembre 1955. Stando al testo, zia Ninetta le aveva confidato qualcosa di scabroso: di aver subito approcci sessuali durante l’orario di lavoro in casa Gasparri e di essere rimasta incinta in seguito a una violenza. Articolo e relativi documenti vennero inviati in Procura, ma ne seguì stranamente un nulla di fatto. Eppure il giornalista sottolineò di aver raccolto le confidenze della Federico e di aver riportato il tutto con fredda obiettività. Niente di niente, nessuno proseguì oltre. Perché? Me lo chiedo da tanto tempo».
Però, mi scusi... I presunti abusi non contrastano con il lieto annuncio di un figlio in arrivo?
«La lettera fu spedita a luglio: chi ci assicura che non le fu estorta, fatta scrivere a forza per depistare gli inquirenti? In ogni caso l’inchiesta fu chiusa in tempi stranamente rapidi».
Il nome del misterioso Antonio tornò in auge molti anni dopo, nel 1971, in seguito a un esposto non firmato, giunto a Palazzo di giustizia.
«L’anonimo sosteneva che Ninetta era morta durante un aborto clandestino e che lui, Antonio, il fidanzato, se ne fosse liberato tagliandole la testa, per renderla non identificabile. Ma, di nuovo, le indagini furono veloci e inconcludenti. Chi poteva essere il medico? C’erano complici? Chi si volle coprire? Forse mia zia era venuta a conoscenza di fatti scottanti?»
Misteri. Segreti. Ipocrisie... Povera Ninetta, vittima di femminicidio ante-litteram. Lei come Wilma Montesi, morta sulla spiaggia di Torvajanica giusto un paio d’ anni prima, nel 1953. Due ragazze spensierate e piene di sogni, diventate tragiche icone di una violenza arcaica e feroce, purtroppo ancora attuale.22 - continua
(fperonaci@rcs.it)
LE PRECEDENTI PUNTATE
DI «CHE FINE HANNO FATTO»
1 - Morte all’Olimpico, il figlio di Paparelli: «Giro con lo spray per cancellare scritte indegne» (22/9/2019)
2 - Nel 1994 fu mamma a 62 anni: «Il mio Riccardo mi ha ringiovanita, ho 87 anni e guido l’auto» (29/9/2019)
3 - Il primo bimbo sequestrato a Roma insegna Economia alla Bicocca: «Quei 17 giorni legato nel bosco» (5 ottobre 2019)
4 - Bomba di mafia in via Fauro, parla l’autista: «Così salvai Costanzo, la De Filippi e il cane» (13 ottobre 2019)
5 - Banda della Magliana, i ricordi di Franchino il becchino: «A De Pedis bara di lusso. Che fatica portarla a S. Apollinare» (20 ottobre 2019)
6 - Morte di Re Cecconi, i dubbi di Maestrelli jr: «Ero lì. Mai creduto allo scherzo della rapina» (27 ottobre 2019)
7 - 1982, attentato alla Sinagoga. La madre di Stefano Gay, il piccolo ucciso: «Vidi la bara bianca dall’ospedale» (3 novembre 2019)
8 - La scomparsa di Federico Caffè (aprile 1987) e il suo allievo più caro: «Mi regalò Il fu Mattia Pascal» (10 novembre 2019)

9 - Banda della Magliana, la nuova vita dei (pochi) sopravvissuti tra hobby (innocui) e malanni (17 novembre 2019)
10 - Quel salto-truffa ai Mondiali di Roma. Evangelisti: «Denunciavo il doping, mi regalarono il bronzo» (24 novembre 2019)
11 - Ivan, primo bimbo sottoposto a trapianto di cuore: «La mia vita felice. E presto sarò papà» (1° dicembre 2019)
12 - Massacro del Circeo, parla la sorella della vittima: «Rosaria nella bara aveva una lacrima sul viso» (8 dicembre 2019)
13 - Roberto Peci, vendetta Br in stile mafia. «Grazie mamma per avermi dato il nome di papà» (15 dicembre 2019)
14 - Uscì dal coma ascoltando Venditti. «Ora punto a Sanremo in coppia con Tony Esposito» (22 dicembre 2019)
15 - Dicembre 1998, crolla palazzo al Portuense., 27 morti. La sopravvissuta: «E ora il Comune mi vuole sfrattare» (30 dicembre 2019)16 - Gennaio 1964, esplode il caso Bebawi: l’omicidio della Dolce vita. «Fui scambiata per l’assassina» (5 gennaio 2020)17 - Estate 1960, muore Miranda, ballerina della Dolce vita. «Non fu suicido. Mia madre come la Montesi» (12 gennaio 2020)
18 - Correva l’anno 1964, il caso Wanninger e lo stilista Dominella: «L’assassino non fu il pittore» (19 gennaio 2020)19 - Gennaio 1982, trovato lo scheletro della baronessa Rotischild. «Aveva un appuntamento segreto» (26 gennaio 2020)20 - Giugno 1989, sangue a San Siro: «Mio fratello Antonio non soffriva di cuore, fu ucciso» (2 febbraio 2020)21 - Aprile 1970, morte tra i fiori (marci) di Carla Gruber. La figlia del boia di Albenga: «Vi racconto mio padre» (9 febbraio 2020)

Tag: #Roma #Cronaca

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