Totti dice basta, ha vinto BaldiniAddio alla Roma dei romanisti

Pubblicato sabato, 15 giugno 2019 ‐ Corriere.it

La Roma romana e romanista non esiste più. Via Daniele De Rossi, a cui non è stato rinnovato il contratto. Via Claudio Ranieri, al termine del suo periodo in panchina da traghettatore. Via Francesco Totti, che domani alle 14 spiegherà nel Salone d’onore del Coni perché ha deciso di separare la sua strada da quella di James Pallotta e Franco Baldini.
Basta rileggere qualche passo di «Un capitano», l’autobiografia scritta con Paolo Condò, per capire che la rottura che sarà sancita tra poche ore era il fuoco che covava sotto la cenere. Per descrivere il suo addio al calcio, per esempio, Totti ha usato addirittura il paragone della rivelazione dell’assassino: «Quando io e Ilary andiamo a Londra per incontrare Pallotta troviamo all’incontro anche Franco Baldini... “Sono stato io, Francesco”. “A fare cosa, Franco?”. “A farti ritirare. Ho voluto e sostenuto Spalletti perché sapevo che la pensava come me. Anni fa ti dissi che volevo venderti, ma ogni allenatore che contattavo mi chiedeva la garanzia della tua presenza”. “Me lo ricordo”. “Spalletti non me l’ha chiesta, anzi. Del resto sappiamo tutti che in queste ultime stagioni la tua presenza è stata un peso per la Roma”. “E i milioni guadagnati con le mie magliette? E il cachet delle amichevoli che cambiava a seconda che io ci fossi o no?”. “Questo è vero. Ma vedrai che dalla prossima stagione, la Roma, liberata da una presenza così ingombrante, e per la quale nutre una profonda gratitudine, aprirà un nuovo capitolo della sua storia. Un capitolo felice e tu ci sarai comunque”».



Totti c’è stato, come dirigente, per due anni. Ma non è stato certo un capitolo felice. Il gruppo di lavoro con Di Francesco e Monchi è stato smantellato con l’esonero dell’allenatore e il ritorno a Siviglia del direttore sportivo. L’ultimo campionato si è chiuso con la Roma fuori dalla Champions League e in mezzo a polemiche di tutti i tipi. Non è stato rinnovato il contratto a Daniele De Rossi e gli è stato offerto un posto da dirigente che, era lampante, DDR non avrebbe accettato perché voleva continuare a giocare e perché «la sensazione è che sia difficile incidere per davvero sul club. Faccio fare il lavoro sporco a Totti, spero prenda più potere possibile e poi magari un giorno, se cambierò idea, lo raggiungerò». In realtà è Totti che ha raggiunto De Rossi, ma fuori dalla Roma pallottiana e baldiniana.
La società, ora, è «detottizzata» e «deromanizzata». Una cosa è sicura: le responsabilità delle scelte, d’ora in poi, saranno ancora più chiare. Walter Sabatini, prima di andarsene, aveva parlato di «più centri di potere» dentro la Roma. Adesso ne è rimasto uno solo, tra Boston e Londra.

Tag: #Roma #Sport

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