Sanremo, Baglioni  e i migranti: così la Rai vuole chiudere il caso

Pubblicato venerdì, 11 gennaio 2019 ‐ Corriere.it

ROMA — Sanremo non si tocca. L’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, blinda l’imminente edizione dell’appuntamento più atteso della tv pubblica. E fa sapere con molta chiarezza che nemmeno le dichiarazioni sugli immigrati del direttore artistico Claudio Baglioni hanno mai messo neppure lontanamente in discussione l’eccellente rapporto di stima tra i due: ogni Sanremo, ha minimizzato Salini, ha avuto il suo scontro, è successo anche quest’anno, ma si va avanti senza esitazione. Non c’è solo stima tra i due: Baglioni e Salini, in queste settimane, si sentono continuamente per mettere a punto il progetto. Ormai hanno un confronto sincero, diretto e amichevole.

La parola d’ordine degli uffici dell’amministratore delegato è garantire che la macchina del festival proceda con la massima tranquillità, dopo le frasi di Baglioni («non si può pensare di risolvere il problema dell’immigrazione evitando lo sbarco di 40-50 persone, siamo un po’ alla farsa») e l’attacco della direttrice di Rai1, Teresa De Santis («le sue parole, e non solo per la sua responsabilità, sono state trasformate nel solito comizio»). La sua reazione affidata a Dagospia ha preso in contropiede Salini: non ne sapeva nulla, l’ha letta online con una certa sorpresa, decidendo poi di inviare immediatamente un tweet rassicurante: «Il Festival di Sanremo è patrimonio degli italiani. Il mio compito, e quello di tutta la Rai, è garantirne la qualità e il successo». Un modo per riportare la questione su un binario strettamente aziendale. Salini, fino a ieri sera tardi, ha ripetuto ai più stretti collaboratori che Sanremo è il brand più importante della Rai, atteso non solo dai telespettatori della tv pubblica ma in generale da milioni di italiani, dunque un capitolo del nostro costume che va protetto da polemiche e ostacoli. Anche perché — sottolineano a viale Mazzini — si tratta di una poderosa macchina economica: 12 milioni di costi, in calo rispetto alle cifre ben più alte di anni fa, e un’attesa di ricavi pubblicitari di quasi il doppio, se non di più, magari ci sarà anche un record di raccolta (lo aveva confermato proprio De Santis durante la conferenza stampa di presentazione del festival). Impensabile, dice Salini, bloccare tutto per una frase. Per un’espressione che ha scatenato una marea di reazioni politiche, a partire da quella del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini (« Mi piace Claudio Baglioni quando canta e non quando fa politica, i ministri fanno e i cantanti cantano»).


Qualcuno, nelle ore successive, aveva immaginato un «licenziamento» di Baglioni. Ipotesi mai presa in considerazione dall’amministratore delegato che, con la legge di riforma dei criteri di nomina dei vertici aziendali del dicembre 2015, è il vero uomo forte di viale Mazzini.Il presidente della Rai, Marcello Foa, preferisce non intervenire: «Non entro nelle polemiche per scelta. Credo che il mio scopo debba essere quello di permettere alla Rai e ai suoi dipendenti di lavorare al meglio e in modo proficuo». Ma Baglioni avrà o no il terzo incarico per il Festival di Sanremo 2020? Nulla di deciso. Tutto è nelle mani dell’amministratore delegato che valuterà con la direttrice De Santis. Ascolti finali alla mano, se ne riparlerà a canzone vincitrice proclamata.

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