Il ristorante-scuola dei ragazzi down rischia di fallire: «Senza una nuova sede chiudiamo»

Pubblicato giovedì, 29 novembre 2018 ‐ Corriere.it

Quando aveva aperto, qualche anno fa, ne avevano parlato tutti: giornali locali e nazionali, media e tv. Anche all’estero, perché a muovere l’idea di titolari della Locanda dei Girasoli non c’era solo la voglia di mettersi in gioco con una nuova attività. C’era qualcosa in più: il progetto, ambizioso al punto giusto, di schierare dodici ragazzi speciali a prendersi cura di ogni minimo dettaglio. Ai fornelli, in sala a servire ai tavoli, al bar, ognuno con il suo compito e la sua piccola fetta di responsabilità. La Locanda dei Girasoli aveva alzato le serrande con questa missione, una tradizione partita nel 1999 che nel tempo ha attraversato momenti difficili e nel 2013 è ripartita in grande stile, nella vetrina di via dei Sulpici 117, nel cuore del quartiere Quadraro, a Roma, con la nuova gestione della cooperativa I Girasoli Onlus. A dodici ragazzi con sindrome di down e disabilità è stata data la possibilità di svolgere diverse ore di formazione, per imparare i trucchi, cogliere i segreti del mestiere e riuscire a diventare autonomi nella gestione del ristorante. Poi la palla è passata a loro, persino la creazione delle nuove ricette, la scelta dei menu, la gestione delle prenotazioni. In pochi giorni il locale ha cominciato a riempirsi e ovunque, sul web, sono apparse recensioni positive.
Di recente, però, sulla Locanda dei Girasoli hanno cominciato a piovere le prime difficoltà. «Siamo in una zona un po’ nascosta - racconta con rammarico Enzo Rimicci, presidente della cooperativa -, il bilancio è negativo, non per la qualità, ma perché la zona non ci aiuta. Le recensioni che ci arrivano sono ottime, gli unici che si lamentano fanno presente che raggiungere la Locanda è difficile. La soluzione migliore sarebbe quella di trovare un locale in un luogo più frequentato, ci abbiamo provato a lungo, ma non siamo riusciti a muoverci di un centimetro». Così è nato un appello accorato, scritto di getto e diffuso sui social: «Siamo costretti a chiudere, ma resta un’ultima speranza, aiutateci». Dopo la pubblicazione del post in molti si sono mobilitati. «C’è chi si è prenotato per venire a cena nelle prossime sere e chi ha proposto di mandarci una piccola donazione per far fronte alle spese», spiegano i gestori. Questo, però, non basta per cambiare rotta. «Resta il problema della sede. Dover rinunciare al nostro progetto, che realmente regala sorrisi e speranze, sarebbe una perdita incolmabile. Per questo - spiegano i titolari del ristorante insieme ai ragazzi che lo hanno reso ciò che è oggi - chiediamo l’aiuto di tutti per non dover spegnere le luci del nostro locale».

Tag: #Roma #Cronaca

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