Delitto Sacchi, «fu premeditato»: subito a processo anche Anastasiya

Pubblicato venerdì, 24 gennaio 2020 ‐ Corriere.it

Per la determinazione nel procurarsi il revolver e per il sufficiente lasso di tempo trascorso dalla vista dei 70mila euro nello zaino di Anastasiya Kylemnyk alla realizzazione del piano per la rapina sfociata nel delitto, quello di Luca Sacchi fu un omicidio premeditato. È il presupposto con cui la Procura di Roma, a chiusura delle indagini in meno di tre mesi, ha chiesto e ottenuto il processo immediato per gli assassini del 24enne e per i responsabili dell’affare di droga da cui ne originò l’uccisione lo scorso 23 ottobre al quartiere Appio Latino. Un caso nato come una rapina anomala, complicato dalla difficoltà di ricostruire il quadro di relazioni tra i giovani spacciatori e dalla reticenza di chi, come la 25enne ucraina, da parte lesa è poi passata sul banco degli imputati. Uno sdoppiamento notato in modo quasi profetico anche dal fidanzato: «Ti sembro Dottor Jekyll e Mr Hyde?», gli chiedeva lei in chat il 15 novembre.
Del delitto rispondono in concorso Valerio Del Grosso (esecutore materiale), Paolo Pirino (partecipe all’aggressione impugnando una mazza da baseball) e Marcello De Propris (che fornì la pistola ed era a conoscenza del progetto di rapina). I tre sono accusati anche di rapina e possesso d’arma. Con Anastasiya e Giovanni Princi, ritenuto la mente della compravendita e finanziatore dell’acquisto di 15 chili di marijuana con la liquidità di analoghi affari precedenti, condividono invece l’accusa di detenzione e spaccio. Il padre di De Propris, Armando, è accusato del possesso della pistola e della droga che custodiva già stoccata nel garage. La prima udienza si terrà per tutti il 31 marzo in Corte D’Assise. In base alla nuova legge, i tre presunti assassini non possono chiedere il rito abbreviato con relativo sconto a 30 anni e rischiano dunque l’ergastolo.



Ottantasette le fonti di prova sottoposte all’esame del gip da parte del pm Nadia Plastina, su indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri. Tra esami tecnici, perquisizioni, testimonianze e sequestri un ruolo decisivo riveste l’intercettazione avvenuta pressoché in diretta dell’omicidio grazie a una indagine già in corso da parte della Squadra mobile, in cui Del Grosso annunciava a De Propris: «Sto con un amico bello fulminato! Ma se vengo a prendeme quella cosa e glieli levo tutti e settanta? ».
I sei imputati sono tutti detenuti, a parte Anastasiya che dal 29 novembre si reca in caserma a firmare tre volte a settimana. Dopo le dichiarazioni a caldo sull’innocenza sua e di Luca smentite dai fatti, mai ha voluto commentare, neanche tramite il suo avvocato Giuseppe Cincioni. Ma chi le è vicino la descrive «amareggiata» per i dettagli privati emersi sulla relazione con Luca, «incredula» per l’attenzione mediatica che le è stata riservata e «ansiosa» di farsi processare, certa che, senza il ritrovamento di soldi e droga (di cui però parlano gli stessi protagonisti dell’affare) ha le carte giuste da giocarsi.

Tag: #Roma #Cronaca

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